Con tutte quelle essenze che ti dai,
non so chi sei, non sudi mai,
sei sempre più lontano.
Voglio il tuo profumoGianna Nannini, Profumo, 1986 1
Fugitive Processes: the materiality of photography è il titolo di un articolo contenuto nel numero di Artforum di novembre 20252, dove viene esaminato il futuro materiale della fotografia analogica. Tra i temi affrontati vengono messi in luce i problemi legati alla deperibilità dei materiali che la costituiscono, spingendo le istituzioni museali al dilemma della conservazione o dell’esposizione. Inutile dire che lo stesso problema segna anche la natura del file, con la sempre più rapida obsolescenza dei formati e dei supporti.
Il melodramma dalla materia è trasferito, come in uno specchio, agli aspetti più metafisici, ai legami intrinsechi che il medium fotografico intrattiene con la memoria, anch’essa destinata alla
caducità; a riguardo Ando
Gilardi, fotografo e storico della fotografia, diceva che essa benché imbellettata dal gusto estetizzante dell’arte, invecchia, puzza, sia che venga riposta nel cassetto di casa, nell’album di famiglia, sia esposta nella sua cornice, imbalsamata con oli e profumi museali.
Il manifesto qui esposto è realizzato tramite un procedimento di stampa a contatto impiegando come emulsione fotosensibile una pomata a base di sulfadiazina argentica,
comunemente utilizzata per rimarginare le ferite; solubile nei liquidi e quindi impossibile da fissare. Concettualmente, si svelano le fragilità di una citazione, che per quanto assoluta, dogmatica per sua stessa natura, si distingue per relatività e incertezza poiché confutabile solo attraverso l’esperienza diretta.
Il tempo, forse, scurirà le parti che rendono leggibile la citazione facendo piombare l’operazione artistica nell’intangibilità; allo stesso tempo, se questo dovesse accadere, la luce guarirà quella ferita, quella traccia, solcata sul corpo dell’immagine, conferendo e confermando alla materia fotografica il suo carattere organico, elevandola tra gli esseri viventi. Nessuna toeletta inutile per chi va certo al patibolo: solo così vivrà in eterno.
Sono una donna come tante,
sudo, tossisco, ho la carie.
Non le mancherò.
Krzysztof Kieślowski,
Trois couleurs: Bleu, 1993

Le corps désiré, le corps désirant
ALessio Gianardi
emulsione a base di sulfadiazina argentica
su carta giapponese, 70×50 cm, 2020
Note al testo:
- Brano inserito nell’album omonimo; Luca Sofri, nel volume Playlist. La musica è cambiata, Rizzoli, 2008, ne sottolineava il significato socio-culturale: un inno contro il fenomeno massivo dello spaccio delle fragranze, in voga negli anni ‘80 del secolo scorso, e un incentivo a utilizzare i propri umori corporali come unica essenza seduttiva, nonché rivelazione dell’autenticità della propria natura. ↩︎
- Artforum, Novembre 2025, vol. 64, n. 3; The future of photography: a roundtable con gli artisti Ketuta Alexi-Meskhishvili, Thomas Demand e Jeff Wall, i curatori Roxana Marcoci del Museum of Modern Art, New York, e Florian Ebner del Centre Pompidou di Parigi e il conservatore Christian Scheidemann; modera Pablo Larios, editor di Artforum. ↩︎