L’appuntamento mattiniero con lo specchio già potenzialmente spiacevole per quanti non siano del tutto soddisfatti di ciò che vi vedono riflesso, rischia divenire vieppiù tale, col passare degli anni, anche per chi si trovi nella condizione della Signora «da troppo tempo bella, non più bella tra poco», protagonista de Le due strade di Gozzano. In questo ci soccorre il trucco capace di ridare smalto alla nostra immagine appannata, ma anche – perché no? – di regalarci, sebbene temporaneamente, un aspetto inedito e migliorato: «cura dabit faciem»‘sarà la cura a farvi bello il viso’ insegnava Ovidio alle sue lettrici dell’Ars amatoria. La parola cosmesi, risale infatti al greco kósmēsis ‘l’adornare’ (derivato dal verbo kosmêin, a sua volta da kósmos ‘ordine, ornamento, eleganza’) attestata (coi suoi derivati), in italiano dalla metà del ’700, per tramite del francese cosmétique. Ancora dal francese truc, truquer (attestati dal ’700 col significato di ‘artificio con cui si altera la realtà’, ‘ingannare’) discendono le parole trucco, truccare(-rsi) – oggi d’uso corrente – che hanno aggiunto al significato d’origine quello di ‘operazione finalizzata ad abbellire o trasformare l’aspetto con uso di cosmetici (indicando anche il risultato di tale pratica e il cosmetico stesso)’ solo ai primi del ’900, tant’è che Bontempelli, ne Il Bianco e il Nero commentava: «oggi che il belletto ha conquistato in pieno il suo carattere spettacolare, si dice trucco, parola che allora era riservata al teatro». La parola italiana antica per trucco è appunto belletto (da bello agg.) che pone l’accento sui risultati promessi della cosmesi, anche se nella sua prima attestazione, nell’espressione usare belletto (in un testo pavese del 1342), il termine ha il senso figurato di ‘simulare’. Per indicare la sostanza cosmetica nel Medioevo era assai più diffuso il sostantivo liscio (da lisciare ‘rendere liscio, levigare’ nel senso di ‘ornare con cura’) che compare già nel toscano Fiori e vita di filosafi (1271/75), in cui se ne raccomanda un uso moderato («less is more» diremmo oggi): «la forma del corpo si dee tenere netta e bella, ma non con troppo liscio». Operazione d’artificio per eccellenza il trucco è capace di simulare e dissimulare al contempo; il laborioso processo per ottenere l’effetto sperato, sottolineato per esempio dall’inglese makeup e dal francese maquillage (che rimontano entrambi per vie diverse al germanico *makōjanan “modellare, adattare”), deve essere accuratamente camuffato facendo sì che il risultato si riveli come per incanto; virtù prodigiosa questa della cosmetica che resta in due parole che conservano in sé qualcosa di fatato: il francese charme ‘fascino’ significava in origine ‘influsso magico’ dal lat. carmen ‘formula magica’; una trafila simile è alle spalle dell’inglese glamour ‘sensualità, fascino irresistibile, ciò che è attraente, alla moda’ che significava in origine proprio ‘incantesimo’ (attraverso l’anglonormanno *glomerie) che deriva dall’antico francese gramaire ‘grammatica e lingua latina’ (dal latino gramatica), passato per analogia a significare ‘libro di magia, di sapere occulto’. Il trucco perfetto è insomma quello che non si vede, che nasconde sé stesso dietro una realtà costruita ad arte, come sostenuto ancora da Ovidio, che suggerisce di portare i capelli fintamente spettinati per essere à la page: «a molte può comunque convenire anche una chioma negletta: la diresti già scomposta da ieri, ed è artificio. L’arte simula il caso»; consiglio di stile che fa del poeta latino uno dei primi promotori del look effetto naturale.

Bibliografia:

Publio Ovidio Nasone, L’arte d’amare, con un saggio di Scevola Mariotti, traduzione e note di Ettore Barelli, Milano, Rizzoli 1977.

Salvatore Battaglia [poi Giorgio Barberi Squarotti], Grande dizionario della lingua italiana, Torino, UTET, 1961-2002.

Manlio Cortelazzo – Paolo Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, seconda ed. a cura di M. Cortelazzo e M. A. Cortelazzo, Bologna, Zanichelli, 1999.

Charles Talbut Onions – George Washington Salisbury Friedrichsen – Robert W. Burchfield, The Oxford dictionary of English etymology, Oxford, Clarendon, 1966.

Tesoro della Lingua Italiana delle Origini (TLIO), Opera del Vocabolario Italiano – CNR, 1996-  (in consultazione in rete: http://tlio.ovi.cnr.it/TLIO/).

Trésor de la Langue Française, Centre National de la Recherche Scientifique, Paris, Klincksieck, 1971- (in consultazione in rete: http://zeus.inalf.fr/tlfclk.htm).

Rielaborazione grafica delle lettere L e T, disegnate da Umberto Chiodi.
Enigma (Alfabeto-Tastiera), ecoline e matite colorate su carta, 2023 

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