GM Possiamo partire dal perché ti piace la soffitta per poi approfondire il tuo lavoro.
DS La soffitta è un luogo magico. Una volta tutte le case ne avevano una, mentre oggi esiste solo in quelle di campagna o in casi rari. Sono state eliminate per motivi economici e commerciali: trasformate in mansarde, quindi in spazi abitativi, oppure sostituite da tetti terrazzati.
La soffitta è un luogo di reminiscenze e ricordi. Un tempo non si buttava nulla perché tutto poteva tornare utile; tra gli anni ‘50 e ‘60 si è diffusa la cultura dell’usa e getta e ci hanno insegnato a sbarazzarci di tutto. Nei primi anni della mia carriera da antiquario, la soffitta era l’ambiente più affascinante e misterioso. Quando chiedevo alle persone cosa vi fosse custodito, rispondevano di non saperlo. Vi ho fatto scoperte bellissime: oggetti dimenticati che, oltre a un valore artistico, avevano un forte valore commerciale.
In alcune occasioni mi sono persino arricchito. Ricordo una villa spaventosa in cui l’avvocato proprietario mi chiese solo di svuotare tutto. Lavorai un mese con mio padre, riempiendo un furgone ogni settimana con cornici antiche e libri d’epoca.
La soffitta per me è sempre stata una sorpresa e un momento di ritorno al passato, un collegamento tra ieri e oggi. Lì ho trovato storie di vita, come un intero carteggio della prima guerra mondiale. Regalai quelle lettere a un amico libraio di Albenga e lui le diede a degli studenti che ne trassero delle tesi di laurea commoventi. Da cose dimenticate è nata la Storia.
La soffitta permette di vivere le vite degli altri attraverso oggetti comuni, vecchie scarpe o riviste. Oggi, invece, quando mi chiamano per visionare una casa, i legami generazionali sono svaniti. Un tempo le famiglie coabitavano; oggi c’è una diaspora: i figli se ne vanno e si perde il legame con il passato. Gli eredi mi chiedono solo di portar via tutto. Il mondo dell’antiquariato è cambiato, l’arredo è diventato asettico e si è perso l’interesse per gli oggetti di valore. Molto dell’antico artigianato finisce nei mercatini dell’usato o in discarica. Chi metteva le cose in soffitta non le dimenticava, le conservava per il futuro.
Mi è sempre piaciuto pensare alla soffitta come al punto più vicino al cielo e lontano dalla terra, un luogo per sognare e staccarsi dalla realtà quotidiana.
IC Volevo chiederti della tua figura professionale. Se io vado nella mia soffitta, lo faccio per curiosità verso la storia della mia famiglia. Un estraneo, invece, non sa cosa aspettarsi. Di fronte a tanta confusione, un professionista come fa a capire dove cercare senza perdere un’infinità di tempo?
È un divertimento assoluto. Al di là del risvolto commerciale, mi sono sempre divertito moltissimo. C’è un’atmosfera in penombra, con poca luce, e spacchettare la roba, aprire cassetti e armadi, trovare libri o oggetti misteriosi è fantastico.
GM La soffitta è quasi un purgatorio, un luogo ambiguo per oggetti di cui non ti vuoi separare ma che non vuoi nemmeno tenere intorno.
Sì, ed è anche un mondo vivente: ci sono insetti, ragnatele, rumori in lontananza. Può incutere un po’ di timore e attivare l’immaginazione. Ma è un luogo bellissimo, anche se ne esci pieno di polvere. Un tempo era diffusa in tutti i ceti sociali; nei condomini gli spazi erano suddivisi tra gli inquilini. Oggi, invece, si preferiscono le cantine sotterranee e le soffitte sono state riconvertite in abitazioni.
