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Svariati anni fa, quando le mensole della mia cameretta iniziarono a riempirsi dei romanzi fantasy che tanto amavo, mi si presentò il problema più classico di ogni vero lettore: la mancanza di spazio. Capii che bisognava compiere scelte drastiche, per quanto dolorose: pur di far spazio ai miei draghi, elfi, stregoni e troll decisi di sfrattare le letture della prima infanzia che ancora avevo tra i piedi. Raccattai pertanto tutte le enciclopedie sui dinosauri, i manuali del perfetto agente segreto e non so quante avventure di Geronimo Stilton, e le relegai malinconicamente alle ombre della soffitta. Naturalmente, questa soluzione era solo temporanea: quando più avanti mi appassionai di gialli e iniziai a comprare in modo smodato qualsiasi libro avesse a che fare con Sherlock Holmes, il problema mi si ripresentò. Ricominciarono inevitabilmente le mie processioni in soffitta, e prima Eragon, poi Le Cronache di Narnia, poi tutto il Mondo Emerso andarono a far compagnia ai miei vecchi triceratopi e topi in giacca e cravatta. Scoprii poi la grande letteratura del terrore – Poe, Lovecraft, King – e a quel punto furono i più grandi detective del mondo a salire al piano di sopra. Ad oggi, ho perso il conto di quante altre volte questi cicli si siano ripetuti. Le pile che ho in soffitta sono andate così crescendo ogni volta che i miei gusti sono cambiati, ma anche man-mano che mi regalavano noiosissimi romanzi che non avrei mai letto, o che compravo libri di cui mi sarei subito pentito. Senza che me ne accorgessi, si è andata così costruendo sotto le travi del tetto una biblioteca negativa composta da libri che non ho alcuna intenzione di leggere o di rileggere; un’anti-biblioteca formata solo da quelli che considero scarti, incidenti di percorso o letture infantili a cui sono emotivamente legato ma che non mi suscitano più alcuna curiosità. Ogni tanto, quando mi aggiro tra queste pile disordinate, mi viene anzitutto da ridere vedendo come i miei primi Piccoli brividi siano finiti accostati a una biografia della regina Elisabetta, o i casi della Signora in Giallo a un saggio come 2012: l’ultimo mistero dei Maya. Poi però divento un po’ più serio, e penso a come quest’anti-biblioteca, per contrasto, dica tanto di me: dice chiaramente cosa non voglio leggere e cosa non mi interessa; delinea versioni di me che in parte ho abbandonato e in parte non sono mai stato. Quello che oggi mi riguarda e mi appassiona, infatti, è esattamente quello che manca dal suo catalogo. Poi, ancora, mi incupisco un po’ di più, perché mi assale una domanda che mi affascina e mi turba allo stesso tempo:
e se là fuori, da qualche parte, esistesse qualcuno che ha per biblioteca la mia anti-biblioteca, e per anti-biblioteca la mia biblioteca?

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