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La polvere della soffitta non è davvero sinonimo di vecchio
ma odora di abbandono, di bambino
ed il ricordo è buio, hai montato solo una luce nel sottotetto
la mia prossima casa avrà una soffitta
facile da raggiungere e sarà grandissima, vedrai
Questa è una cella di memorie col soffitto concavo che tocchi col palmo
Qui
c’è tutto il mio abbandono, amore
una poesia erotica di gente stanca
un vuoto cosmico, s’è rotto l’atomo
e se inspiriamo l’aria sentiamo fiati di sospiri
Qui
ci sono gocce di fatica che piovono dal legno
fatidico impegno che proviamo ad impiegare
per evitare di morire nomadi e lasciare,
tra gli spazi degli oggetti, qualcosa
Mi fa male la schiena a stare in soffitta bisogna stare calati, ricurvi
mettere tutto in disordine, smettere di avere spazio per camminare
prima di ricucire, affrontare, chiudere, incartare
una mano di rughe ti passa dal basso del cartone
La stessa mano che dava i natali a canzoni immaginarie, giochi e storie
che fanno male le guance a raccontarle e finirebbe la saliva
saremmo attraversati da oceani di risate nel ricordare e poi qualche cupezza
Dobbiamo fare le scatole
per andare in un’altra casa
fare le scatole, contare i ricordi
ad uno ad uno, sospirarli
mannaggia, ma quanta roba hai?
Non lo so
c’è qualcosa che si può buttare?
Vale la pena, a casa nuova
si può ricominciare

Una palla di neve con un palazzo storico all'interno, scontornata su fondo bianco.

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